Lida Malerbi

DI SOLE E DI RABBIA

Poesie

INDICE

 

 

Mille in Uno..............................................................................................11

Rimpianti..................................................................................................12

Semi di memorie......................................................................................13

La Cometa Maggiore...............................................................................14

La gioia?..................................................................................................15

Parole di troppo.......................................................................................16

La voce del cuore....................................................................................16

Il flusso dell’anima..................................................................................17

Mano nella mano.....................................................................................18

I colori della vita......................................................................................19

Stella a stella............................................................................................20

E’ arrivata primavera...............................................................................21

Di sole e di rabbia....................................................................................22

Alate sinfonie...........................................................................................23

Un vizio....................................................................................................24

Pescatori..................................................................................................25

Non può accadére....................................................................................26

Notti bianche...........................................................................................27

Tira a campà............................................................................................29

Insieme a Bach........................................................................................30

Dono di Dio...............................................................................................31

L’ora dei Vespri......................................................................................32

Tra le braccia dei pensieri....................................................................33

Un cuore vale l’altro................................................................................33

La voce di Dio...........................................................................................34

La tua voce................................................................................................34

Siamo universo.........................................................................................35

Pellegrini...................................................................................................36

Si può...........................................................................................................37

Una giostra maliziosa...............................................................................38

Senza riflesso............................................................................................39

Lumi di tempeste.......................................................................................40

Il niente delle cose....................................................................................41

Mulini a vento.............................................................................................42

Diritto alla vita............................................................................................43

A tutto tondo................................................................................................44

Ad un’amica................................................................................................44

Muri d’abitudine........................................................................................45

Moneta da non sprecare............................................................................46

Speranza......................................................................................................47

Senza ideali.................................................................................................48

Concerto al mondo.....................................................................................49

Dov’è la giustizia?.....................................................................................50

Ora et labora...............................................................................................51

 

 

 

 

Prefazione

 

  

Verlaine inizia la sua “art  poètique” definendo così

la poesia    “de la musique avant toute chose »

altri grandi poeti ne danno definizioni diverse:,

Per Ungaretti per esempio, la poesia” ....

    è il mondo l’umanità

    fioriti nella parola ...

    quando trovo

    in questo mio silenzio

    una parola

    scavata è nella mia vita

    come un abisso.”

 

Io penso che nelle persone che hanno il dono di scrivere versi, ci sia un tratto comune: la capacità straordinaria di accostare le parole sia che esse nascano dall’osservazione del creato che dall’analisi profonda della natura umana.

La poesia quindi come il riassunto di tutta la realtà nella meraviglia di un sostantivo, di una parola di un verbo. La risoluzione di tormenti dell’anima nella limpidità di alcune sillabe ...

E’ veramente un dono grande quello che i poeti hanno ricevuto, un dono misterioso che si frappone fra la gente comune e il cielo perché essi, usando sapientemente il vocabolario, riescono a consolarci, a farci rallegrare o commuovere, toccando le corde dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni, come fa il musicista con il suo strumento.

 

Tutti noi, e in tutti i tempi, abbiamo bisogno di chi ci aiuti a trasformare la realtà quotidiana, talvolta troppo pesante da sopportare. Tutti abbiamo bisogno di contrastare la volgarità, l’invadenza e direi la violenza dei grandi mezzi di comunicazione e della nostra società: tutti dobbiamo rivestire i nostri sogni e i nostri valori di abiti su misura per comunicarli e viverli nel nostro tempo.

 

La poesia è un tramite prezioso, anche se poco praticato e poco popolare, per farci, in definitiva, vivere meglio e farci avanzare verso un progresso vero e in una civiltà autentica che non è quella delle cose da avere ma quella dell’umanità solidale, della cultura in tutte le sue manifestazioni e del profondo e riverente rispetto per il “creato e quanto esso contiene” (dal libro biblico della Genesi).

 

Questi sentimenti di gratitudine e queste riflessioni  sono rimasti in me – non è la prima volta che li provo -  leggendo e spigolando qua e là nell’opera ormai rispettabilissima di Lida Malerbi.

 

 Questa nostra concittadina, che già conoscevo come molto amata insegnante volontaria  di italiano per i ragazzi stranieri al Centro di Solidarietà, in questa sua produzione poetica offre sé stessa e la sua feconda vita interiore a tutti, ponendosi sempre con grande modestia, ma riuscendo a toccare il cuore.

 

Il suo modo di comunicare la memoria della giovinezza in cui il duro lavoro dei campi era compensato dalla contemplazione di una natura che era certamente più bella e rasserenante di quella di oggi, la sua fede in Dio, i dolori, le delusioni insieme con la delicata sensibilità verso la sofferenza di tutta l’umanità (Concerto al mondo) ci consegnano qualcosa di veramente valido per una riflessione personale e collettiva.

Grazie Lida

 

 

                                                                Prof.ssa   Gabriella Verucci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La parola è un’arma

                                          Riflessione

 

Credo possa bastare, in determinate situazioni (magari in un’istanza di sentenza) sentir pronunziare particolari parole, per assorbirne pienamente tutto il vigore e la determinazione.

Prendiamo un “SI” irrefutabile o, viceversa, un “NO” monolitico, per fare un esempio.

Ricordiamo anche il “SI” davanti all’Altare, e il “NO” ad una richiesta disperata d’aiuto, magari per un prestito o per una qualsiasi altra questione d’estrema importanza che sia stata negata.

E’ vero infine, che tali termini si usano anche per questioni banali, ma è da tener conto che, in ogni caso, sono sempre fonte di sollievo o di rammarico. Siamo legati al Si’ e al NO come al giorno e alla notte, al buono e al cattivo, al bello e al brutto, e via a non finire, in un’escalation che coinvolge tutte le parole, dalle più implicite alle più comuni, usate in ogni questione.

Dovremmo rifarci alla filosofia di Anassimandro e approfondire la concezione che lui aveva circa il meccanismo di separazione, tramite il quale, (sempre secondo lui) tutte le cose sono state create e successivamente hanno continuato e continuano ad assoggettare l’essere alla volontà creatrice, mediante un particolare processo prestabilito naturalmente.

Ovviamente, oltre il “SI” e il “NO, ” le norme legate agli assensi e alle negazioni sono infinite. Di fatto, sappiamo bene che può bastare uno sguardo particolare o un gesto esplicito per ottenere lo stesso effetto.

Per entrare nell’efficacia del gesto strettamente legato alla parola, basta ricordarsi dell’Imperatore romano Nerone e del suo “Pollice verso, ” tramite il quale decretava la sorte dei Gladiatori perdenti.   

                                  

In ogni modo, senza scomodarci ad andare lontano, è sufficiente ascoltare e ascoltarci ogni giorno per capire come questo mondo sia un totale agglomerato di parole. Non a caso, mio figlio Andrea, discutendo sulla questione è uscito con questa frase: “Se le parole fossero pietre, intorno avremmo muri senza fine”

Orbene, cercando di non cadére nel banale, pensiamo un attimo a quanto è duro, oltre l’offesa verbale esplicita, l’atto di disprezzo che di solito è riservato ad una persona che ha fatto uno sgarbo a qualcuno (o, allo stesso modo, essere noi a subirlo per un identico motivo) consistente nel togliere o nel sentirsi togliere il saluto e la parola.

Perciò, viene spontaneo affermare che quando c’è l’intenzione di ferire, la parola può essere senz’altro un’arma a doppio taglio: nel senso che, “arma è” pronunciata con veemenza velenosa, “arma resta” se soffocata con intenzione punitiva.

Adesso, accertato che l’uso improprio delle parole può, in diversi modi, ferire il corpo e lo spirito dell’essere umano, (lo insegnano a grandi passi anche le vittime dei bugiardi, dei maldicenti, dei ciarlatani) è doveroso riflettere sull’altra posizione della storia in questione e convenire che, una volta usata con diplomazia e intelligenza,  la stessa, può spianare ostacoli alti una montagna e cambiare a ciascuno il destino, perché è vero...         La parola è l’arma di difesa più potente che abbiamo!

Afferrata e accettata l’evidenza (per altro scontata) di quest’affermazione, ciascuno cerchi in se stesso il modo più  appropriato  per  trarne  profitto. Il  metodo è  semplicissimo,  anche  se  bisogna convenire che  talvolta la facoltà di metterlo in atto è legata alla natura d’ogni singolo essere.

da madre natura. Di sicuro, c’è chi vive senza rimorsi sull’espediente della bugia,  ma per fortuna, la falsità cammina con una gamba sola.   La frase storica “Porgi l’altra guancia” è il suggerimento per eccellenza che indica la strada per una coscienza serena: ma fino a prova contraria, non è detto che per essere sereni si debba per forza esser dei polli. Perciò, giù le mani!

Siano le parole, (solo quelle!) gli effluvi vincenti delle nostre ragioni.

Il contrasto intelligente, il dialogo, la limpidezza dell’intento. Sono essenzialmente, la diplomazia, la pacatezza e la persuasione onesta che riescono a contrastare la superbia e l’arroganza, senza alzare la voce, senza inveire.                                                                                       

 La supremazia del bene sul male. Il modo semplice ed efficace di non contrastarsi con le mani e con le armi per difendere ragioni e diritti, ma l’evidenza dei fatti portati alla luce con l’equilibrio giusto, senza eccessi verbali, senza rigonfiamenti né enfatismi.

Quest’atteggiamento è indispensabile soprattutto nelle Sedi delle più Alte Istituzioni, dove si prendono decisioni importanti sul destino di tutti. E’ necessario a livello societario, per sedare i contrasti tra contendenti e tra i vari capricci stupidi dei comuni mortali.

E’ necessario negli ambienti amministrativi, negli stadi, nelle scuole e nelle famiglie, in modo particolare, in quelle che dialogano quasi esclusivamente con la televisione.

Oggi tendiamo a biasimare e colpevolizzare i giovani, per la loro voglia di fare a testate con il mondo. Non tutti per fortuna, ma alcuni pagano caro lo scoraggiamento verso le prospettive di un futuro che non promette niente di buono. Pagano soprattutto per la mancanza totale d’ideali e l’inquietudine che li porta a rincorrere le soddisfazioni procurate con le bassezze, la corsa al denaro, l’ebbrezza del volo, troppo spesso fatale:  e noi, (i sapienti) stiamo a guardare e a rabbrividire, ma che facciamo per cambiare le cose?  Eppure, sappiamo bene che è in seno alle famiglie che si forma la quiete interiore dei figli. Dovremmo essere noi ad indicare loro i veri valori da coltivare per avere un futuro migliore. Peccato che noi, ormai, abbiamo l’abitudine di curare prima i propri interessi personali, facendo sì, che siano i figli a adattarsi.

Di fatto, non c’è più dialogo, non ci sono più la comprensione e il rispetto dell’uno per l’altro. Le famiglie si sfasciano, i giovani divengono adulti anzitempo, e il mondo sembra impazzire di più ogni giorno.

Dunque, ci siamo dimenticati di quell’arma speciale che ci può difendere, purché usata costantemente, con coscienza, con amore... Dovremmo reimparare a parlare con cognizione, tralasciando le cantonate quotidiane e le frivolezze. Dovremmo ricominciare a parlare e a contagiare con l’amore anche i sordi di cuore. Amore vero, solidale, puro.

Cominciare ad amare noi stessi, la nostra interiorità. Coltivare gli affetti. Donare amore a grappoli, ai bimbi, ai vecchi, agli ammalati...

Portare voce e amore là, dove urla il dolore, dove c’è da ricostruire la pace. Tutti insieme, per un mondo d’amore.

 

                                                                                                          Lida Malerbi

 

A Emilio

         e Maria

 

(index)  Mille in UNO   11

 

Mille nomi in UNO

per defraudare il silenzio.

Non basta più Cojkovskij

e il suo “Allegro con grazia”

a rievocare i sortilegi dei giorni smarriti

e i pleniluni magici nelle notti d’estate.

Le chiavi dell’anima

han chiuso altre porte

altre strade si sono snodate,

irte, solitarie.

Adesso conto i passi

e rubo fiori nei boschi,

ne faccio mazzi su mazzi

li dispongo ordinati

a scacchiera sui davanzali

e m’illudo d’esser fuori,

via dalle mura,

 dalla contesa

col mondo e con me stessa,

stupida donna

che non sa tener la bocca chiusa,

che deve dir per forza

quel che pensa:

( e quel che pensa

non è l’itinerario per una passeggiata)

La quotidianità è sempre la stessa

disadorna, ubriaca

e tanto vale

non rovinarsi il fondo della schiena

per questioni zeppe d’impotenza

e per questa pazzia collettiva

che a larghi passi

spinge il mondo alla deriva.

Meglio zittire l’anima e far finta di nulla?

Vorrei, ma la capacità non mi asseconda.

 

 

 

 

(index)  Rimpianti     12

 

Rimpiango i tuffi

nei campi brinati

gl’intrecci di farfalle e di grilli

le simbiosi, i connubi primaverili

la vivacità delle rondini.

 

Rimpiango i chiari di luna

il vento dispettoso tra gli abeti

l’olezzo dei pini

le erbe maliziose

dei cigli terrazzati

lungo i pendii dei colli

e le corse sui viottoli sterrati

con i sassi a rotolare sotto ai piedi..

 

Rimpiango la spensieratezza

di quei giorni chiassosi

il canto stonato dei braccianti

piegati tra i filari di viti

o tra gli ulivi,

l’incanto dei tramonti

i giorni chiari

scevri di baldorie e delusioni.

 

Quella serenità

che rendeva vincenti

anche se c’eran difficoltà

e raccolti scalzi.

 

 

 

 

 

 (index)  Semi di memorie       13

 

Tra i semi coltivati

di memorie

colgo fili di presenze vive,

quiete nell’oziare della sera

a colloquiare

intime speranze

come accadeva in altre sere

quando il respiro del mare

si faceva lieve

e l’anima salpava oltre confine.

 

Strappi d’abitudine

che non vanno a dormire.

Luci che son linfa

del cuore

nelle stanze buie,

il rumore dei passi sulle scale,

la porta che si apre..

 

Ma quando il sogno si desta

e gridi un nome

resta l’amaro della delusione.

 

La presenza ti saluta dolcemente,

ma nessuno,

nessuno ti risponde.

 

 

 

 

 

(index)  La cometa maggiore       14

 

Nel lento mormorio delle acque

percepisco sinfonie d’amore

mai prima d’ora udite.

 

Scopro d’essere ad un passo

dal Tuo cuore grande

vicina a quel guado inestricabile

che mi sveglia la notte

per invitarmi a pregare.

 

Nell’infinità delle stelle

cerco ostinatamente

la Cometa Maggiore,

quella che sta alla porta

della Tua Sede o Padre,

perché è là che bussa

l’uomo che si perde.

 

E’ là, che l’anima rigenerata

trascende

in gioie senza nome,

 si accende di luce interiore

scopre nella sua interezza

il significato di non vivere

tanto per vivere.

 

Danza la verità

entro un intimo brucare parole,

abbandonati come siamo

al sonno lieve

che interseca i sogni alla ragione

fissandoli alle radici del cuore

per sempre...

 

 

 

 

 

(index)  La gioia?       15

 

Dicono sia solo una chimera

con le ali di cera;

che vola di notte

sola e spaesata

sugli epicentri frastornati

della vita

 

Di casa in casa, bussa,

ma non si ferma

se non per riposare in qualche anima

già arresa alla docilità

che tutto accetta e tutto ama.

 

Dicono sia la maestà

della dolcezza,

l’incontro tra l’ingenuità

e la meraviglia,

il connubio tra la natura

che incanta

e la vita che respira

nella futilità della speranza.

 

Dicono sia una verità costruita

in qualche angolo dell’esistenza,

fragile come un palloncino

che s’innalza

senza che una cordicella lo trattenga

e pronta, se trascurata,

a volarsene via.

 

Dicono sia come una bimba

un po’ viziata.

Va custodita, coccolata, baciata

e se non basta,

va tenuta stretta tra le braccia:

naturalmente, con delicatezza...

 

 

 

 

 

(index)  Parole di troppo    16

 

Vicini uno all’altra

su questo fianco di colle

a picco sul mare

ascoltiamo insieme

entro uno strepito d’onde

il concerto dei gabbiani

in amore.

 

Il nostro colloquio

rimane sospeso,

aggrappato ad un grido spezzato

subito raccolto

tra le onde di passaggio,

e stritolato

dalle parole di troppo

che abbiam detto.

 

Domani,

forse,

se nella volontà ci sarà impegno

tenteremo

di ricucire qualche strappo.

 

 

 

 

 

 

La voce del cuore

 

La voce del cuore

è come quella del pesce:

c’è, ma non si ode.

 

 

 

 

 

 

(index)  Il flusso dell’anima    17

 

Lascia alla saggezza

la libertà di sancire gli eventi

del nostro vivere insieme..

 

Ormai non serve più la fantasia

né rievocare i motivi

che ci han resi vincenti nel corso degli anni.

 

L’amore, lo sai,

dura quanto un battito di ciglia

poi s’incolla nell’anima

come una cosa scontata

che va per la sua strada

e non si volta dietro sé

a vedere quel che resta..

 

 Null’altro indulge

se non la memoria

(appassita anche quella)

dell’ultima chimera rimasta.

 a rinverdire qualche fronda

che fedele e testarda racconta.

 

Racconta di noi...

La mano nella mano, nuovi,

come il silenzio che ci rende uguali.

 

Varcare i confini del nostro io

smemorato e assorto

nell’intrigo confuso del giorno dopo giorno,

protesi come siamo

a competere con il tempo che cammina spedito

lasciandoci quasi senza fiato.

 

Il flusso dell’anima

ha risorse oltre ogni immaginazione ed intento.

Lei, danza sugli specchi per incitare il futuro.

 Non sarà facile, ma imiteremo il suo esempio.

 

 

 

 

 

 

(index)  Mano nella mano   18

 

 

Ci siam stretti la mano

un con l’altro

e affrontato insieme

parte del nostro cammino.

 I ricordi non han pesato

più che per quel rimpianto logico

verso chi c’è stato accanto

dividendo con ciascuno

il bello e il brutto

della vita in comune.

 

Quali le strade percorse,

ora si può dire che

 più delle verità accettate

o respinte o sopportate,

tutto ha giovato alfine,

nel camminare insieme

e aver lasciato ai figli

l’orma del focolare.

 

Il percorso della vita

ha mille ed altre strade

disuguali contorte,

sempre impreviste,

sempre sconosciute

e grazie a Dio

se ci si può appoggiare

l’uno con l’altro

per affrontare

quello che c’è rimasto

da affrontare

e dico la verità,

quando si è in due,

anche nel buio pesto

spunta luce.

 

 

 

 

(index)  I colori della vita       19

Occhieggia piccina una casa

fra i colori festosi dei campi.

 

Tre girasoli e due cipressi

parlottano nell’aria trasognati;

custodi dei segreti più preziosi

di un uomo, una donna e quattro gatti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Stella a stella    20

 

  Nei giardini silenziosi dell’anima

crescono fiori

  d’impareggiabile bellezza

 

Le rondini

scrivono in cielo

poemi di vita,

intanto che dai nidi

altre ali

si preparano a salpare

verso nuovi spazi,

verso nuovi orizzonti.

 

Aggrappati ai sogni,

anche noi,

possiam volare su emisferi irreali

e visitare altri lidi

 senza rotture, senza sfinimenti.

Poi, esplorare

alla foce del cuore

   assumendo occhi e mente,

astuti guardiani

del nostro essere middle class

impigliati

tra le maglie aleatorie

dell’abitudine

e le stupide indecenze

 che fan l’uomo perdente.

 

   Dopo, si può appagare il tempo:

stella a stella

 nelle notti di luna piena

  e nella serenità riconquistata

intrigare i sensi

  fino alla quietezza.

 

 

 

 

 

(index)  E’ arrivata primavera   21

Or sembra

 che spruzzi di spuma biancastra

raggiungano il cielo

e fioriscano su nell’azzurro

tra cirri giocosi e spazi infiniti.

 

Sul verde dei prati

una fata disperde

grembiate di fiori

e tra api farfalle e altri insetti

si rinnovano i voli

 

e i richiami

han già mille linguaggi festosi.

 

Anche i peschi e i ciliegi son desti

 ed apron corolle,

ed espandon profumi.

 

  I colli si arrendono quieti

  ai raggi che frugano ansiosi

  e risveglian lucertole ghiri

serpentelli nascosti

     negli anfratti dei tronchi più annosi.

 

I nidi subiscon restauri

     e se ne fanno di nuovi,

    che le rondini appena tornate

   han bisogno di case

    per le nuove famiglie.

    Intanto volano basse

   e salutan festose

       la primavera che irrompe,

      passerotti e farfalle,

il sole che splende

e qualche pio animale

che non gioca a sassate.

 

 

 

 

 

(index)   Di sole e di rabbia    22

 

Non chiedermi ora

se ad un albero basta la radice

per fortificare le sue chiome

ormai spente all’aria

 

Non chiedermi la ragione

del silenzio

che rattrista l’anima,

naufrago com’è

dell’ultima assurda tempesta.

Ormai si campa di sole e di rabbia.

 

Qualcosa ci cambia

lungo la via e ci strapazza

col vento della vita.

 

Qualcosa che somiglia

alla stanchezza

ma è più inarrendevole

duttile, introversa.

 

Insolente, ci allontana

dalla ragione

che ancora non s’è arresa

e ci frastorna con la fantasia.

 

Così è la verità

così è la vita...

 

   Entrambe hanno strade senza meta

 quasi tutte in salita

 e qualche barca rotta

 fissa alla deriva,

incognita legata alla speranza.

 

 

 

 

 

(index)  Alate sinfonie    23

 

In quest’ora addormentata

Scandisco

sulle corde

di una vecchia chitarra

gli accordi della luna.

 

Trepide note,

alate sinfonie,

pane di stelle.

 

Mi sento angelo e demonio:

il cuore al cielo

e un piede nell’inferno

in un gioco cretino

che mi fa verde il viso

e grido muto

salgo

come qualcuno che ha pregato invano.

 

Soliloquio bizzarro,

ora si occulta nel silenzio

e via dal cuore

con l’anima scempiata

in un riso di viole,

ardito

tra gli olezzi

che il vento ha rapito

ad ogni campo in fiore.

 

Ammainate le vele,

mi affido al tumulto delle onde

nel mare stanco della solitudine

e salpo verso l’Ultima Thule.

 

 

 

 

 

(index)  Un vizio    24

Sentirsi soli è un vizio

che si amplia a dismisura

nel silenzio.

 

 Soffocato,

l’urlo dell’umano disagio

graffia

come unghie di gatto

su di un cuscino di velluto.

L’ipocrisia fa il resto..

 

Mi accende dentro

un focolare ambiguo

ove mi scaldo,

e intanto muoio di freddo.

 

Un freddo che devasta

dall’interno,

mentre esalta il concetto

d’infinito.

 

Vivo nel chiuso

del mio nido

per sentirmi qualcuno,

ma fuori

mi rendo conto

che brancolo nel buio.

 

Un nuovo vizio,

ancorato

ad un senso tutto mio

per sentirmi un po’ meno

nessuno.

 

 

 

 

(index)  Pescatori    25

Dopo la mareggiata

ci si prepara per una nuova pesca

 

ma il cielo cupo

promette altra tempesta

e i pesci si tengono a distanza.

 

Se non c’è paranza

riempiremo le reti di speranza.

e pescheremo il senso della vita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Non può accadére     26

 

In questo mare sconfinato

di voci

sto perdendo

la Tua voce o Padre

e questo non può accadére.

 

Ti chiedo perciò

di rinforzare

gli ormeggi alla mia nave

affinché io possa

affrontare le tempeste

e senza timore salpare

entro il vasto mare

dell’inquietudine

per poterti riascoltare.

 

La giusta rotta

non mi abbia da giocare

scherzi di solitudine

o il timore

di non sapermi più orientare

se mai, un giorno

avrò voglia di tornare.

 

Con Te

posso navigare oltre confine

o indietreggiare

nonché abbracciare

la volontà di proseguire

fino al porto

dell’interiorità inscindibile

e finalmente godére un po’ di pace.

 

 

 

 

 

(index)  Notti bianche    27

 

Sono le notti bianche

che fanno ritrovare 

le cose perdute.

 

La natura

è sembrata non mutare,

stessi monti

stessi campi, stesso mare,

ma tutto prima

aveva un altro colore

un’altra voce.

 

I piedi nell’erba, scalzi,

non sentivano ostacoli.

Non avevano sbocchi amari

le risate e i bisticci

di noi piccinaccoli

fissi a far corse sui prati,

monelli scanzonati

sempre pronti a destar guai.

 

  Erano belle anche le feste al Parco,

con canti, balli

e ribotte a tutto spiano.

Il cicaleccio del vino

l’odore acre

di stramonio e tabacco trefolato

 

Le sigarette, alcuni

le prillavano sul dito:

cartina e trinciato,

 piccola ciminiera antinsetto

che graffiava il naso.

 

Non mancavan giterelle col cavallo

o sul barroccio mezzo sgangherato

che via via perdeva qualche pezzo.

 

Babbo e mamma, i miei,

e gli altri genitori

che abitavano vicini

si scambiavano

il tempo nei lavori.

 

La mietitura la trebbia

la vendemmia...

 

Era sempre una festa

un ritrovarsi a veglia

un parlare vivace d’ogni cosa

perché allora

la famiglia

era a tutto tondo una famiglia.

 

A noi figli

 non serviva la valigia

per scaricarci

da una parte all’altra.

 

Parte integrante anche noi

di quella gioia,

si limitavano a mandarci a nanna

con un bicchiere di latte

qualche coccola

o una bella sculacciata.

 

L’abitudine (è vero)

rasentava un po’ la noia,

ma la quietezza

imperava regina e sollevava.

 

Oggi, la vita è ancora vita,

ma vissuta

come la vivevamo allora

era più bella.

Era più vita....

 

 

 

 

 

(index)  Tira a campà     29

 

L’ora dell’ira non tramonta

e il cerchio si stringe

sui giorni a venire

zeppo di minacce.

 

L’uomo tarda a capire...

 (che si sia dissolta

la genealogia del Sapiens?)

 

Trito nella mente più di sempre,

l’insipiente

 s’ingozza di cose terrene

spesso rubate,

spesso inutili e vuote,

quando dovrebbe

donare sé stesso

a chi non ha niente.

 

Quando dovrebbe  usare

il cervello

e non il fucile,

quando dovrebbe pensare

al futuro

delle generazioni nuove,

invece di depredare

il mondo d’ogni bene

e lasciare ai figli

l’inquieta eredità della miseria

con l’assillo amaro

della lotta

per assicurarsi la sopravvivenza,

ma tanto, ormai

chi non lo sa?

 

Vince l’uso del

“Tira a campà...”

 

 

 

 

 

 

(index)  Insieme a Bach      30

 

Le note di Bach riempiono la stanza,

si propagano, rapiscono l’anima.

Toccata e fuga,                 

un brivido e via...

Qualcosa dentro me

si specchia in quella musica,

danza sulla soglia della vita,

ritrova i fruscii, gli affreschi, l’emozioni,

ravviva i pensieri che credevo perduti,

ne suggerisce di nuovi.

Ora ti ritrovo nel mistero,

racchiuso

in una chiave di violino,

silenzioso e pallido,

teso al preludio

di un ultimo accordo.

Ti sfiora una tenda smossa dal vento.

Sussulti e mi guardi:,

non mi riconosci…

Il mare al tramonto ha trame di fuoco,

impassibile ne subisci il riflesso.

Punti il dito in un punto indefinito

“Sei stanco?

Il divano non è più in velluto rosso

ma può accoglierti lostesso.

Siediti.

So che finita la musica tu vai...

Io resto a riempire altri spazi e altri vuoti.

Adesso ci sono gli aranci,

son cresciuti i sempreverdi e c’è l’oro dei limoni.

Ho altra musica da ascoltare,

altre voci che chiamano il mio nome.

Ho tante cose da fare,

ma ascolterò ancora Bach

e tu potrai sederti a guardare fino a notte

il riflesso del mare

che ti accompagna complice.

 

 

 

 

 

 

(index)  Dono di Dio     31

 

Luci tra i rami occhieggiano

solleticate dal vento

sotto il grido del sole

che le accende dentro:

dono di Dio

all’universo uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  L’ora dei Vespri   32

 

Da ogni chiesa

un misto di campane

sferza l’aria e si perde

in lontananza.

 

L’ora dei Vespri

respira incensi e moccoli.

 

Il contadino

stacca i carri,

rimette i buoi

e nelle mangiatoie

cambia i foraggi.

 

Le donne

si fan segni d’Acqua Santa

sulla fronte

e pregando pregando

schiudono il giorno

e si preparano alla notte.

 

  Anche i sensi vanno a riposare.

Blaterano nei sogni

idee arcane:

falene

 che danzano al chiarore

del lampione

in un intreccio d’ali

e regole smorzate

in un dialogo

che non sta a noi capire,

ma che lostesso

può riempie il cuore

con miriadi di progetti

e di speranze.

 

 

 

 

 

 

(index)  Tra le braccia dei pensieri   33

 

Cresce muto

tra le braccia dei pensieri

un desiderio d’effluvi

e di colori.

Acque sorgive

e rive scanzonate

hanno inni innati nella voce

e il cuore

si abbandona quietamente.

Frigolìi dolcissimi

e stelle radiose

temperano aurore maliziose

per consegnarle poco dopo

al sole

che le ricolora e riaccende.

A pensarci, vien voglia di volare...

 

 

 

Un cuore vale l’altro

 

Che può mai costare

accostarsi ad un cuore

e attendere

o donare amore?

 

Un cuore vale l’altro.

Un bimbo un vecchio

un essere spaesato...

L’amore è un grappolo

che cresce all’infinito.

Puoi donarne

e riceverne in cambio

finché senza sforzo

ti senti sazio

e rendi sazio l’altro.

 

 

 

 

 

(index)  La voce di Dio   34

 

Si ode nelle vie del cuore.

 

Cantico

che si appressa alle case

e accende luce.

 

Chi l’ode sa

che l’inno sale

ad insegnare pace

a chi non ha pace.

 

Che insegna amore

a chi non sa cos’è l’amore

scaturito dal profondo,

con amore.

 

 

 

 

 

La tua voce

 

Non sprecare la voce

come salisse sasso per sasso

una montagna,

ma lasciala furtiva

insinuarsi nell’aria

e nell’ora propizia

possa esser fonte

alla sete di un cuore

che si accontenta di gocce.

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Siamo universo   35

 

 Solo uno strappo di tempo

tra noi e l’universo.

 

Creati entrambi

per essere uniti

respiriamo abbracciati,

scambiandoci vita

e colori.

 

L’azzurro sovrano sovrasta

i pensieri,

li coglie infantili e li cresce

portandoli a spasso

nel mondo

come un padre amoroso.

.

Li forgia

finché a loro volta,

pur ignorando del tutto

il mistero

si fanno universo.

 

Passo passo,

quell’azzurro lontano

si muta in oro bugiardo,

ma illumina dentro

 accende lo sguardo.

 

A sera

si veste di scuro

ed eliso il grido del mondo

si addormenta sereno.

 

Per ogni uomo che va,

lui sa

che è solo un distacco.

Non muore nessuno..

   Uomo e universo, siamo tutt’uno...

 

 

 

 

 

 

(index)  Pellegrini     36

La facoltà di peregrinare

nel tempo

è insita alla nostra natura

che trascina e assoggetta.

 

Viviamo le esperienze

del cuore

sommandole alla ragione

e niente vale

più del sentirsi artefici

della nostra evoluzione.

 

Nulla conta, (così sembra)

se il conto dei giorni

scivola tra le dita senza tregua,

 quasi fosse

una storia infinita.

Nulla cambia

dell’umiliazione che ci addenta

se non si è disposti

ad un accorto gioco d’astuzia

e di coscienza.

 

Si campa di concetti fittizi

 isterici.

Ci si annulla

nel mare delle contraddizioni

per ribaltare le sensazioni,

ma quando il cuore stanco

reclama i suoi spazi,

nient’altro sazia

gli occhi e i sensi

oltre l’incanto superbo

dei tramonti

e il sentirsi pellegrini

negli spazi infiniti,

finalmente liberi.

 

 

 

 

 

(index)  Si può    37

Sistri nel vento e arcobaleni

scrivono storie di cieli

più quieti e più puliti.

Sale il sospiro dei campi

a stuzzicare gli umori.

La vita non ha più da vendere segreti.

Pace e pane per tutti

prima che sia tardi...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Ma dopo?    38

 

Da sempre, ciascuno

apre le braccia al mondo

e gli s’affida

portando appresso

bagagli d’esperienza

che si risveglieranno

un po’ alla volta

a sensibilizzare

il cammino e la sapienza.

 

Il mondo, qui

è una giostra maliziosa:

ti attira nel gioco e ti esorcizza.

 

Ti fa girar qua e là

 come una trottola,

ma dopo?

 

Se non ci si affida

alla saggezza

c’è il rischio di perdere la testa

e finire

in un cumulo di melma

feticida.

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Senza riflesso     39

 

Tra mura scalcinate

l’eco del niente rimbalza,

si amplifica,

coinvolge la mente,

 fa naufragare il cuore.

 

Ci sono alcove segrete, contorte

dal tempo che le ha logorate

spezzate con inaudite violenze

 

Usurpato il buonsenso

anche la vita perde il suo nesso

e preda di ancestrale sgomento

brancola nel buio.

 

La fiamma dell’istinto,

  giocando a rimpiattino

  come un bimbo bizzoso

  che non ascolta nessuno,

   muove l’istinto a casaccio

 con l’io caparbio

  che non s’arrende

   e non cede al ricatto

 

    Intanto,

   tutto assume

     il volto dell’assurdo

      macerato e accidioso

     perverso

     nel porgerci

      (quasi fosse un regalo)

       quella libertà senza riflesso,

      nell’anima che è, e resterà

      nel buio più profondo,

      se non decidiamo

     senza indugio

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Lumi di tempeste   40

  

E’ strano

come ad un certo punto

della vita

tutto diventa nulla.

 

Il cuore si dissocia

dalla duttilità dell’esistenza,

muta la volontà

nella stanchezza

e non sa più forgiare l’anima.

 

Diviene ipocondria,

illogica

nel suo intimo esser stilla

che si dona

percepisce respira.

 

Anche la ragione

ha obblighi di sottomissione.

 

Al suo scorgere

lumi di tempeste

si piega e cede

senza far rumore.

 

In fondo,

la vita

è un’occasione.

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Il niente delle cose    41

 

Tutto il bello del Creato

è nelle nostre mani

    - pensiamo –

ma che resta del tutto

all’orché scendiamo

a patti con il cielo?

 

Il niente delle cose

ci trafigge,

una volta consapevoli che

 nessuno

può portarsi dietro

 progetti e ricchezze.

Nessuno può esercitare

il potere

che sulla terra

lo fa sentir grande

e onnipotente.

 

  Allora vien fatto di pensare:

“ che stupidi siam noi,

  a sprecare tempo

in questo manicomio d’illusione

che non da scelte

se non quella elementare

che è

usare la brevità della vita

con attenzione,

  per costruire qualcosa d’importante

     in quel mondo a sé stante, ove

  (Dio lo ha promesso!)

  un giorno,

andremo tutti ad abitare.”

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Mulini a vento  42

 

Stretta come sono

tra le braccia del tempo,

non ho tempo

per pensare un diversivo

che mi muti il quotidiano.

Fuggire me stessa

è una soluzione senza senso,

ora che il cuore s’è arreso

a vie di compromesso

che me lo rendono estraneo.

 

Il conguaglio dei giorni

inquieta i sensi

e le emozioni ruotano

entro spazi preconfezionati,

mulini a vento

in deserti aridi e accidentati

a masticare

anatemi e frustrazioni

 

Il riesame dei proponimenti

si scontra

con muri cadenti

Cambiano i concetti,

muoiono le illusioni.

 

Forse è solo un marchingegno

d’intenti non realizzati,

una fusione d’ideali

non compatibile con i tempi,

e con solo

poche speranze tra le mani.

Penso sia meglio coltivare i girasoli.

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Diritto alla vita    43

 

Cresce, come nei campi incolti le malerbe,

la voglia di gettare alle mie spalle

le preoccupazioni e le paure

verso un futuro

che non promette niente

oltre gl’inganni, le frustrazioni

e le miserie:

ma il cuore non risponde.

 

Ora, non chiedetemi

di parlare di tramonti

o rosate d’alba trasparenti e gaie

che l’urlo dei bimbi che non han pane

fa cadére anche il volo della luce.

 

Non provate ad indicarmi

versi raggianti d’altri poeti

che san vedere il colore della vita

e trasformarlo in melodìa,

perché il mio scritto, trito d’ansia

e d’impotenza,

non sa indicare la quiete e l’allegria.

 

Non pensate però

che io non cerchi vie d’uscita

 da questa tristezza che imprigiona la mente

e assilla l’anima.

Vorrei essere anch’io festosa e lieta

come nota d’arpa che si libra

e scivola nella deità della dolcezza,

ma non posso

  perché ogni quietezza è cosa falsa

finché il pianto dei bimbi e delle madri

risuona tra le pieghe dell’aria

come una preghiera

 ad “ implorare” il diritto alla vita.

 

 

 

 

 

 

 

(index)  A tutto tondo     44

 

Mi alzo controvoglia

dal mio posto comodo.

 

Indugio, guardo e cerco

nei pensieri chiusi dentro

una scappatoia

al malessere insidioso

truccato di sereno.

Brancolo

come un moscone cieco,

sbadiglio, sonnecchio...

 

Dai misteri che rigurgitano

scarto il vecchio

e invento il nuovo

ma non ci sono novità

e se devo dire il vero,

mi sento un’espatriata

a tutto tondo,

senza possibilità,

senza rimedio.

 

 

 

 

 

Ad un’amica

 

Hai attraversato

la mia strada

come un volo di rondine

a portare primavera.

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Muri d’abitudine   45

 

Giorni lunghi una vita

ad intrecciare parole

che non hanno sapore.

 

Ore consumate

a studiare il niente delle cose,

tutte...

Le realtà che si affossano

mute

sopra muri d’abitudine.

Inquietudini

sulla rotta di pensieri

senza fine.

 

Sono nave allo sbando

entro un mare agitato

che fluttua

sotto il grido del cielo.

Ipocrisia e tormento.

 

Nel corso degli anni

ho imparato

a considerare i mutamenti

non come probabili occasioni,

ma finalità coercitive

d’intenti ben studiati

 e psicologicamente digeriti.

 

Non per niente,

vedo i difetti degli altri

  e non correggo i miei..

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Moneta da non sprecare   46

 

E’ un incanto

questa selva folta e profumata

ricca di conifere e sequoie

culla rigogliosa d’acque chiare

ed erbe matte,

via dalle contrade polverose,

 dal chiasso dei motori

e dalla gente

indaffarata e indifferente

che si affretta

per arrivare

sa Dio solamente dove...

 

La vita è il conio dell’amore,

la moneta che non si può sprecare.

Lo insegna il vento che parlotta

tra le fronde

al tocco della luna e delle stelle

 calde del sole che le ha baciate

docili al tatto che le sa sfiorare,

 

ma è dai nidi

che pullula il mistero più esultante,

inno alla vita

e gaudio al Creatore

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Speranza     47

 

L’aria inquieta non scoraggia

i pescatori

che traggon dalle reti gusci ed alga.

La pesca è alquanto scarsa

ma non importa:

domani forse

ci sarà bonaccia

e i pesci fluiranno

ad ogni barca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Senza ideali        48

 

C’è la possibilità

di smarrirci

in quest’intreccio

di risentimenti.

 

Ciascuno lega a sé

gli eventi

tacciandoli

come probabili sentieri

entro cui,

stranieri, incamminarci

per raggiungere

chissà quali traguardi.

 

La vita è fatta

ad ostacoli probanti,

previo il destino

a condizionarci

e frustrarci,

quasi fossimo cretini

privi di volontà

e senza ideali,

assurdi,

come l’origine stessa

che ci ha procreati

senza spiegarci

come,

dove e perché

Qualcuno

ha innestato i primi semi umani..

 

 

 

 

 

 

(index)  Concerto al mondo    49

 

 

Se hai da scrivere un concerto al mondo

scegli la voce di un bimbo

cui è negato ogni diritto..

 

Mentre la sinfonia del suo pianto

si amplifica insieme alle note

nell’eco del palcoscenico umano,

proietta sullo schermo anche il suo volto.

 

Non dimenticare le cose che ha intorno,

le mosche e le zanzare che gli pungono il viso,

lo strazio del suo sguardo spento.

Soffermati sul suo corpicino

nudo e scheletrito.

Osserva le mani che stringono

qualche chicco di riso

 

condito di terra e di sterco.

e il giocattolo fisso al suo fianco...

E’ un ciottolo vuoto

che nessuno ha mai riempito.

 

Poi inquadra la madre,

il seno sfibrato, allungato,

retto da una pelle

che strascica sul ventre infossato,

il braccio ad uncino,

la bocca piegata in un urlo represso.

 

Ora, concludi il tuo spartito

con tutto il sentimento che ti è proprio,

ma fa che la tua sinfonia inascoltata,

(perché così sarà ancora una volta)

riesca ad accendere nel mondo la coscienza.

 

 

 

 

 

 

(index)  Dov’è la giustizia?   50

 

Forse nei cassetti della memoria,

ancora chiusa a chiave

da chi l’ha inventata.

 

Forse nell’idea

che sia il Padreterno a riesumarla,

per farne un credo di ragione

a misura di chi soffre.

 

Forse nell’aria stessa

che straripa

e rabbiosa castiga,

indicando  dov’è

la vera potenza.

 

Forse è in chi guarda,

giudica e aspetta

d’insegnare la vera giustizia,

perché quella degli uomini

è un piede di strega:

s’impone, calpesta,

abbandona...

 

Allora...

non spasmi di fame e di sete

per commenti, o gente,

ma mani che si tendono operose

in una catena tenace

lunga un mondo d’amore.

 

Quell’amore, che fa di tutti i cuori

un solo cuore.

Quello che moltiplica i pesci

e il pane

per saziare ogni fame

e rendere la giustizia

degna del suo nome.

 

 

 

 

 

 

 

(index)  Ora et labora   51

 

Nei sobborghi della memoria,

alitano con sospiri di rimpianto

la semplicità e l’orgoglio

di chi riusciva a vivere del giusto

e amava donarsi al bisogno

sostenendo lo sforzo

con un sorriso.

 

Le culle a dondolo

e i bastoni appesi al muro,

sono il vezzo

di quell’amore sacro

rimasto incastonato

tra le mura di casa,

sotto la vernice rinnovata

e nelle impronte sfumate

della terra.

 

L’anima ha richiami ad oltranza,

ma non risponde

se non la si sprona

con la vitalità della preghiera

e del sacrificio che dona

e non attende ricompensa.

 

Indice sulla via

“ORA ET LABORA”

per riaprire le porte alla speranza.

Si è ancora in tempo

a coltivare  fiori di saggezza

e nutrire il grande fiume della vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le immagini sono del pittore

Pierluigi Biagini

 

 

 

 

 

Realizzazione di Lida Malerbi – DONORATICO

Proprietà  letteraria  riservata

E-mail: dalimak@interfree.it