LIDA  MALERBI

 

 

 

                                                                                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                               

       

               

 

 

                                                     (indice)

 

               Stampa  digitale  -  DALIMAK -  DONORATICO  ( LI

                           

 

 

INDICE

 

 

     Giorno  dopo  giorno….…….....…………………… 9

 

     Autunno – inverno……......………………………..10

 

      Un  po’  di  vita……..…………………....…………11

 

      Inesprimibile………….....…………………………12

 

      Ala  deriva………….....……………………………13

 

      Mamma  operaia…….....…………………....…….14

 

      La  Catena  del  sole…….....……………..………15

 

      Cieli  scuri…………….....………………..……....17

 

      Come  il  vento…………………………….......…18

 

      Strada  facendo……………….....………..….…...19

 

      Sulle  corde  del  tempo…………..………....…..20

 

      A  Lidia……...………………………………….…21

 

      Polle  di  sole………….……………………….…22

 

      Strade…………………………..…………………23

 

     A  tu  per  tu  con  la  vita…...…………….……24

 

     Muro  contro  muro…………....……….……….25

 

  Rancore.......................................................…...27

 

Come  un  gabbiano......................................….28

 

L’anima  ferita...................................................29

 

 Resa.............................................................….30

 

Di ora  in  ora...............................................….31

 

Inquietudini  invernali............................….....32

 

Speranza  ferita..........................................…..33

 

Più  da  vicino..........................................….....35

 

Eresia  fondamentale...............................…...36

 

Come  sempre..........................................…....37

 

Contrasti....................................................… .38

 

Al  calar  della  sera...................................…..39

 

    Dalla  terra...............................................…...40

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREFAZIONE

 

 

Per l’uomo, la difficoltà  maggiore non consiste nel riu riuscire a scoprire le cose del mondo, bensì, in quella prova ancora quasi  insormontabile che  lo mette di fronte a sé stesso.  Infatti,  malgrado egli  sia riuscito a   scalare le vette più alte e a sondare le voragini più profonde: malgrado sia riuscito ad  imporre la   propria  superiorità  in   tante  questioni  scabrose,  aver  costruito opere imponenti e condotto le operazioni  più   difficili   in tutti i campi, egli non riesce ancora a leggere in sé stesso né  a definire   concretamente la  propria interiorità.

Eppure.ha.rovesciato.e.dominato.le.situazioni.più.impossibili. 

Ha conquistato  la luna e lo spazio. Alla fine è  riuscito  persino a riprodurre sé stesso, con la facilità, con la quale riproduce un fiore raro o una qualità eterogenea di qualsiasi cavolo.                     

E’ vero che, in sostanza, egli ha preso tra le mani le redini mondo e galoppa su di esso come se questo fosse un cavallo lanciato sulla pista di un  enorme ippodromo. 

Ormai,  si crede potente al  di  là di tutto.   Si  è convinto di avere lui stesso la  potenza di Dio.   Povero illuso!

Lui non sa di essere cellula in un Corpo Infinito che può cancellarlo in un  attimo solo.  Non comprende che  la  sua  intelligenza e potenza è  frutto di un disegno prestabilito e guidato

Uscire dai  binari del progetto equivale perciò a correre un rischio che  può non avere rimedio.  Vivere oggi  per  morire domani e per sempre, definitivamente.

Questo è  il grande  mistero che,  il Buon Di,o  vuole che  noi  riusciamo Riusciamo, da soli, a scoprire  e  riflettere, in modo da  potersi salvare.

“Tu sei il mio braccio destro:” sembra dire  la Voce del mistero “quello  che  costruisce  le  cose  belle  del  mondo.  

Attento  dunque a   non  cambiare  braccio.  Non  andare  ad  abitare  nel    braccio sinistro, perché  con  quello  io  distruggo  le  cose  perverse  del  mondo  e,  se   anche  tu  sarai   tale,  attento  a  te  stesso! 

 

“Naturalmente,  l’inquietudine  costante che  ci  sommerge  è  un  segno inequivocabile

di riflessione che ci  prende  bimbi e ci segue per sempre Meglio per  noi  se ci  fermiamo 

ad ascoltare,  perché quella  è  la  voce intima   del   nostro  essere  interiore che  cerca  di   trasmetterci   delle regole  precise  che  vanno  rispettate: tipo “Ricorda  che  sei  carne”   

 

Non  provocare altrui  dolore, fisico  o  morale.  Non  infierire sull’essere che ti è inferiore  o  più  inerme,  neanche  se  è  un  animale.

Non  offendere  e  non  provocare.

Non  farti  scudo  di  qualsivoglia  motivazione  per  darti  una  ragione  plausibile  o  una  giustificazione  che  ti  consenta  di  metterti  il  cuore  in  pace,  perché  quella  pace  è  una  pace  fittizia  che  il  cuore  se  lo  rode e distrugge.

 

La  pace  devi  costruirla  in  te  stesso  e  poi  trasmetterla  al  mondo.  Tendi  per  primo  la  mano  anche  a  chi  ti guarda  in  traverso. 

Sta’  attento  a  rendere  felici  le  persone  che  hai  accanto.  Quella   felicità  può  farsi  macchia  d’olio  e  contagiare tutto  intorno.

Saziati  dell’amore  che  riesci  a  ricevere  e  a  donare.

Fa’ con lo stesso una piramide alta fino al cielo.  Quella  è  la  vera  grande  opera  che  ti  chiede  il  Buon  Padre Tuo.

E  tu,  da  buon  figlio  sarai  benedetto  e  salvato.

 

 

 

                                                   Lida  Malerbi

 

 

 

                        

 

                  (indice)   GIORNO DOPO GIORNO  9

 

   Si   riflettono  sul  fondo  del  bicchiere

le  rughe  profonde

che   mi  si  sono  impresse   sulla   fronte.

 

     Al di là i pensieri, invisibili, impalpabili,

eppure  svegli  e  agitati  quanto  mai.

 

     Usurati  dal  tempo  e  dalla  rabbia

per  non  esser  mai prevalsi

sull’inquietudine costante e un po’ esaltata

che  presto  mi  ha  colta  nella  vita

e  poi  sommersa:  ecco  qua,

di   nuovo  a  confondermi   e    stordirmi

con   le  tante   nubi  e   i   pochi   raggi

che  devo   fronteggiare   ancora   oggi.

 

     Sono   un   essere   umano,

senza  disegni  e  con   scarsa   fantasia,

schiava  di   un’anima   ferita   ed  umiliata.

     Se  chiudo   gli   occhi

fluttuo  senza   sosta   tra   aria  ed  acqua,

gabbiano   smarrito   alla   deriva.

 

 

 

                                                                    

                                                                          

 

 

(indice)   AUTUNNO   10

 

  Le  strade  consunte

Hanno  polvere  distratta.

  Un  gemito  di  pioggia

La trascina

Dove  un  rivolo  accoglie

la  sua  fretta

per   trasformarla

in  riva  solitaria.

 

  Cade  la  foglia,  timida

smarrita

  Va  a  memorare  spossata

dentro  l’ombra

per   ricrearsi   nuova

a primavera.

 

 

                              

 

                             (indice)   INVERNO

 

 Si  desume,   guardando,

che   presto   sarà   inverno.

 

  Dal   colle,   più  intenso

il   buio  si  perpetua.

 

  Si   spoglia   la   sera

delle   foglie  ingiallite

che  fremono   ancora.

 

 

  

 

 

 

(indice)   UN PO’DI  VITA   11

 

  E’ un cerchio che mi si stringe addosso

questo vizio malato di  silenzio,

mentre il cuore implora un grido,

un  gesto,

qualcosa che risvegli l’arcano impeto giocoso

                     nel rafanìo dei passeri arroccati                        

sopra il ramo

o  nel  rotolio  della  pioggia  sopra  il  tetto.

 

  Almeno  un  singulto o mio  inquietante

autunno. . .

 

  Risveglia l’armonia,  affinché l’ansia  emotiva  si  disperda

innanzi alla sequela maliziosa che si fa distruttiva

in  un’anima  provata  che si  è  arresa.

 

                            Perciò, ti prego, dammi  nuovo                          

un segno di speranza

 e riportami indietro un po’ di vita.

 

                                                                    

 

 

                     

 

                      (indice)   INESPRIMIBILE   12

 

 Inesprimibile   adagio,   smania

in  note  accorate

 Libero  esalare  è  l’inquietudine

alta  che  mi  scioglie

  Ombre  fragili,  ansiose.

 

  L’attesa disillusa che incatena

tra  soverchie montagne.

  Sasso o radice d’albatro:  

non

trovo un senso logico al mio

passo.

  Ho consumata l’alba

in un respiro rabbioso di felino smarrito.

 

  L’ancora di salvezza

era appesa ad un muro decrepito.

  L’ha sepolta lui stesso crollando,

condannandomi ferita al mio destino.

 

 

 

 

                                    

 

                           (indice)   ALLA DERIVA      13

 

   M’inquieta tornare ad ascoltare

voci  ormai  lontane

per rievocare  e  intanto ritrovare

il tempio Sacrosanto dell’infanzia.

 

   Tutto, mi si profila ora,

come un intrigo di attese

e insuperata rabbia

sui tanti giorni gettati alla deriva.

 

   Il cuore ha percorso senza sosta

le strade più remote della vita,

indocile al senso che le reclamava

in ragionata resa.

 

  Esistono mete che non hanno quiete

se  non, nel sonno impotente

di un miserabile niente.

 

 

 

 

 

                                                              

                                                                                                                   

 

 

(indice)   MAMMA OPERAIA    14

 

   Ho continuato per anni a svegliarmi con l’alba

e a gettare sui vetri schegge di pensieri

contrastanti,   emuli  notturni, 

                        e i nuovi                           

già  preparati al giorno e poi disposti

sul macadam gagliardo dei doveri,

arrendevoli  proletari tutto  fare, consegnare

e ricevere in misura di sudore.

 

   La fatica poteva scandire

grigiori e spossatezze ma,

 bastava il bimbo

che festoso mi correva incontro

per riaccendere luci a tutto campo

e ridare vigore e nuovo ego al futuro

e a tutto quanto mi si apriva intorno

di minuto in minuto

col riverbero cocciuto dell’istinto

e la caparbietà che mi coniava

donna e mamma operaia

al tempo stesso,

giacché mi urlava dentro

la soddisfazione

e l’appagamento incontrastato

per aver guadagnato

il pane quotidiano e intanto

aver nutrito anche il sorriso.

 

 

 

 

 

 

(indice)   LA CATENA DEL SOLE     15

 

   Un passo dietro l’altro,

si scempia la somma della vita.

 

   Nemesica e despota, si addentra:

freme  la  meta e assidua  ci  prepara,

quasi sia una mamma che è in attesa,

fiumi  d’ineguagliabile  dolcezza,

con  l’inno  al  figliol prodigo tornato

eliso,  dopo  il  gran  viaggio.

 

   Più addentro, il tema di ogni essere

terreno  scorre,  schematico approdo

di  ripensamenti  e  di  rimpianto.

 

   Tornare  indietro,

tornare  dentro  il  fulcro  esistenziale

e  riconiarlo,

rivestirlo  delle  parole  non  spese,

di  frasi  impronunziate,

di  gesti  stupidamente  evitati,

dei  tanti  richiami  ignorati. 

 

 Riciclare  azioni  e  movimenti,

godersi   aurore   e    tramonti,

fermarsi   quando   il   cuore

ha   bisogno   di   sorrisi

e   tendere   le    mani,

vicini   e  lontani,   più   uniti.

 

  La   catena   del   sole,

 come   tutto   muore

per   riaccendersi   domani    e,

senza  fine,  altri  dopodomani,

proprio   come   noi:

perché  addormentarsi   e

dissimili  svegliarsi  è, da sempre,

il   fulcro   di   noi   stessi

peribili   e   immortali. 

 

 

 

 

                   

 

 

 

                                     (indice)   CIELI OSCURI     17

 

   Non  ho  sentimenti   sereni

da  donare  al  domani.

 

   L’anima si scinde tra  i contrasti

rendendomi  malata  nei  pensieri

e,  le  preoccupazioni,

come un’alba che sorta senza raggi

si  sia  nutrita  di  soli  cieli  oscuri,

da  inverno  a   inverno

senza  mai  scaldarsi,

rovinano  i  progetti  e  le  ambizioni.

 

   Anche  la  fede  sembra  abbandonarmi

entro un circolo vizioso di contraddizioni.

 

 

 

 

 

                           

                                                         

(indice)   COME IL VENTO    18

 

  Perché  dovrei

peregrinare  mete   futili

per  il  resto dei  miei  giorni?

 

  Il  futuro  ha  posto

tra le dita aperte di una mano

il  suo  regno  e,

tra un battito di ciglia e l’altro

scivola  come  il  vento

sopra  il  tetto.

 

  Lui  spazza  via

granello  su  granello  e,

apparentemente,

lascia  tutto  intatto.

 

  Così,   anche  noi,

fatti  di  sabbia  e  assurdi

come  siamo,

potremmo  forse  vivere

in  eterno?

 

 

 

 

 

 

     

 (indice)   STRADA  FACENDO    19

 

  La  maggior  parte  dei  sogni

muore  strada  facendo.

   Restano  i  muri  e  gli  argini

squassati,

fiumi  di  sentimenti  indomiti,

questioni  irreversibili  i pensieri,

ineluttabili   tormenti.

 

   Tutto  sembra  fondersi

su  ideali  d’indecifrabili  clamori

oltre  l’umanità  scevra  di  scopi

e  di  significati  ma,

resta,  insopprimibile  speranza,

l’amicizia  sincera,  quella  vera,

e  una  mano  protesa  in  lontananza

 

 

 

 

                                                                

                                                             

 

       (indice)   SULLE CORDE DEL TEMPO    20    

  

  E’  un  pianoforte  stonato

che  scherza   sulle  corde  del   tempo,

semicroma azzardata, per assicurare che, certo,

l’incanto  è  finito  da  un  pezzo,

che  rimane  soltanto  l’andirivieni  insensato

della   notte  e  del   giorno,   documentato

vissuto,  sofferto

e   una  voce  incrinata  a  cantare

il   suo   inno   perpetuo  su   nulla  o  su  tutto,

secondo  il  modo  che   gli   è  consentito    

per  esprimersi  meglio,  in  tono  accorato,

tra  ironico  e  un  poco  dubbioso

per  affermare che,  in fondo, tutto il mondo

è  soltanto  un  enorme  grottesco   teatro.

 

  Una   canzone  ormai  vecchia,  di  puntigli

e  di  rabbia,  esaltata  e  già  stanca

ancor  prima  che,   appena  iniziata,  finisca

in  una  bolla  di  fumosa   poesia.

  Una   ragione   evidente   di  stupide   cose

troppo   spesso   annunziate   e   poco   dopo

smentite:

dei   soliti    passi   smemorati   e    fasulli,

di  richiami  indecisi,  di  paesaggi  inventati,

di  tutto  e  di  più,  in   un   grido  inesausto

che  salva  soltanto  se,  alfine,   mio   Dio

vieni  Tu.

 

 

 

 

 

                                 (indice)   A  LIDIA    21

 

   Io sono come te, sola ed esiliata

in un ritmo di vita che non ha una meta.

 

   Paura  e  rabbia  a  farmi  compagnia

e, l’ansia  che  scolora  ogni  altra  attesa,

di  niente  mi  riveste  e  in  più mi sprona

verso  un  abisso  d’astuta  follia:  ma  no,

non  sono  pazza.

 

   Probabile  è,  invece,

che   io   abbia   assenza   di  fiducia

e  di  speranza,  per   poter  dire

“ Sono  ancora  viva “

 

 

 

 

                                                        

 

 

                                                          

 

               (indice)   POLLE DI SOLE     22

 

  Polle  di  sole

olesano  spazi  tra una nube e l’altra

e  rotolano   superbe  sulla   spiaggia.

 

  Dalla   sabbia   all’acqua,

a   rimbalzare   come   un   gioco

o   una   danza   festosa

in   sintonia  con  l’aria.

  Io   stessa,   plasmata   cometa

in  sangue  ed  acqua

subisco gl’influssi di quest’ora decisa

che   tutto   scalda   

 

  Mi  piacerebbe

essere  solerzia  manifesta

d’insaziabile aurora,  ed  eternarmi,

neumenica   memoria

ma,   sono   e   resto

una   piccola   fiaccola   smarrita.

 

 

 

 

 

 

 

 

    

                       (indice)   STRADE    23

 

  Isole  sono  i  muri  sui  quali

disegno  alberi  stanchi

e voli immaginari di gabbiani.

 

   Isole senza approdi e senza luci.

 

   Strade  come  nastri  gualciti,

snodati  su promontori

aridi  e  scoscesi,

su  picchi  d’impossibili  segreti

e con un mare di gelo ad attorniarli.

 

   La  salvezza  sta   in  alto,

dove  sfumano   brume

e  le  lacerazioni   si   risanano.

   Sotto quel cielo nonostante tutto

ancora   azzurro  e  intatto.

 

   La   difficoltà   immane   è

nel   raggiungerlo,  eppure

è  ormai   accertato:

non son concesse altre vie di scampo.

 

 

 

 

                                  

  

 

          (indice)   A TU PER TU CON LA VITA     24

 

   Noi ,  che  anneghiamo  nel  tormento,

docili  al  vento  che  ci  piega  in  basso,

crescere  potremmo,  con   l’impeto

imperioso  del  silenzio.

 

  Forgiare   l’anima,   oltre  l’incerta

audacia  che  trascina,

bruta  ed  ottusa

e  al  di  là  del  raggiro  senza   sosta

che lascia cuore stanco e amaro in bocca.

 

  Quest’avventura   sul  pianeta   terra

ci  rovina  o  ci  salva.

  Il figlio prodigo gioca così la sua partita

e quando un vortice lo strappa dalla riva,

eccolo  ad  implorare  la   salvezza. . .

 

  Lacrime come rugiada.   Seta  sul palmo

di  UNA  MANO  aperta  e   attenta.

  Un  fremito  d’intesa  straripa fino a noi

dall’aria,  ad  indicarci  UN’ANCORA

che  affiora

nel  grande  mare  aperto  che  è  la  vita

ma,   ogni  tempesta   ci  distrae  e

disarma.

.

 

 

 

    

 

                 (indice)   MURO CONTRO MURO     25 

 

   Muro contro muro tra la mente e l’anima.

   L’angoscia  che  mi  logora

 è  l’acido  che  entrambe  incorpora

 per  confonderne  l’essenza.

   A  ciascuno  il  suo:  parlo  di  castigo. . .

   L’ho  meritato,  mi  dico,  poi  rifletto

-Perché,  che  ho  fatto?- 

 

  Il rancore di un figlio è un foglio stretto

dove  sta  scritto  tutto  ma,

non  fa  capire  dove ,  come,   quando

è cominciato per lui e poi per me l’inferno.

 

  I  giorni   e  le  stagioni  de l ricordo

parlano di lavoro,  rinunzie  e sacrificio,

ma  che  ne  sa  lui  di  tutto  questo?

 

  L’errore,   probabilmente  sta  nel  fatto

che, troppo  poco, a  lui, io ne ho parlato.

  Per  non  angustiarlo,   certo. . .

  Di  fatto  però,   ho  eluso  il  dialogo

che ha il compito di unire madre,  padre

e  figlio.

 

     Adesso   racimolo  rimproveri  e disprezzo

e a poco a poco sto morendo dentro.

 

   Di ciò che con sudore ho realizzato

restano  solo  freddo  ed  il rimpianto

di  aver  capito troppo  tardi  quanto

bisogno c’era  di  tenerezza  e  più

slancio gioioso, donato e corrisposto,

solo quello:

lui  avrebbe  recepito  e  assimilato . . .   

   Dovevo insegnarglielo al momento giusto

che  l’amore  è  il  bene  più  prezioso.

   Ora  posso  solo  supplicare  Dio

e  sperare  nel  perdono  di  mio  figlio.

 

 

 

 

 

 

                      

                

 

                             (indice)   RANCORE      27

 

 Hanno  sillabe  monche  le   parole

che fioriscono  invermi  dal rancore

e  bruciano

fino  a  lasciare  segni   sulla   pelle.

 

  Come  il  deserto   fiorisce,

con   fiori  insulsi

entro  il  suo  aridore,

anche la vita,  se  non  c’è  più amore.

 

  Da  cielo  a  cielo

con   la   terra  e   il   mare,   l’anima

s’intristisce   e   lentamente   muore

in   un   reliquario   ebbro  di  dolore.

          

 

 

 

 

 

 

                                                               

 

           (indice)   COME UN GABBIANO      28

 

   Guardo il mare e mi lascio andare

a pensieri che hanno sete di gridare.

 

   La vita è un simulacro

d’inquietudine, arida e intensa

come questa spiaggia assolata.

 

   Un momento di sosta

nell’acqua fresca  e limpida

è un sorso di gioia:  per me

solo un giorno di arsura.

 

   Mi muovo come un gabbiano

che non può ascendere al volo.

   Ali spezzate le sue

e,  per me, ore che bruciano la pelle

e induriscono il cuore.

 

   Il mio, ormai,

è assiso ad un motore

che non ha più voglia di obbedire.

 

   Sono irrimediabilmente fuori fase.

 

 

 

 

 

 

  

         (indice)   CON L’ANIMA FERITA     29

 

  Dovrò   tendere  un  filo  come  Arianna

per   ritrovare il senso  della  vita,   poiché

inspiegabile  e  assurda,

lo  sgomento   mi  coglie   e   mi   devasta

togliendomi   la  forza  e   la   fiducia.

 

  Le  spalle  esposte  al  vento  di   contesa

con l’anima ferita

e lo sguardo quasi  spento che  ancor  fruga

la   tenebra   impietosa  che   mi   schiaccia,

quasi io non  fossi  come ogni altra mamma

ma   una   farfalla   stupida   o   impazzita

che   si   consuma   al   fuoco   dell’attesa.

 

 

 

 

          

                                                              

                                                        

  

                                      (indice)   RESA     30

 

  Puoi impedire quanto vuoi

che i muri della circostanza

finiscano per farti prigioniera.

 

   Prerogative indomite

inducono altresì all’irrequietezza,

finché colta l’amarezza, tutta,

un’alternativa ti attira  e

persuasiva, ti spinge nuovamente

in altra strada,

dove l’umanità si ricontatta e,

caparbiamente

t’induce ad altra scelta,

spingendoti là,

dove il futuro lega tutto al nulla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                    (indice)   DI ORA IN ORA     31

 

  Di  ora  in  ora  si  dilata  il  tempo

insieme all’inganno che ne scempia il corso

rendendolo  dispotico  e  maligno.

 

  Sui volti  un  grido e  un brivido per mano,

mentre  un  flauto  concerta il mondo intero,

lunatico  contenitore  di  respiro

disperso  nei  meandri  del  mistero.

 

  Tutto  rifugge  il  senso,  e  la  speranza

cammina  piano,  in  cerca  disperata

di  un  ultimo  approdo  di  salvezza.

 

  Stolta memoria, cercati una favola serena

nell’abisso  entro  cui  si  è  persa

e  inchiodala  al  presente  della  vita,

come  fosse  una  bandiera  partigiana.

 

 

 

 

 

 

                                                             

 

       (indice)   INQUIETUDINI INVERNALI    32

 

   Ride,  come  tra  denti  adunchi

di  una vecchia,

questo  stralcio  di  sole

che  ingarbuglia

le fronde rinsecchite del  ciliegio.

 

   Trema  una  foglia

e  plana  verso  terra,  mollemente,

fragile al  tatto e  spenta nel colore,

come un’anima stanca ancor  protesa

(ultimo  inquieto  filo  di  speranza)

alla  vita  che  ancora  l’accarezza.

 

   Pare,  nell’impotente

disperata   resa,

non  più  una  foglia  morta

ma  una  mano

che tenta invano di aggrapparsi al cielo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

            (indice)   SPERANZA  FERITA     33

 

   Si  va  senza  stelle

su strade che  non  hanno indici  di  luce.

 

   L’abitudine  è  il  fato  ed  il  castigo,

l’irrequietezza   il   pane    quotidiano,

l’innocenza  l’olocausto   più  ambito  e,

dal   fango  che   noi   stessi   coltiviamo,

le   fauci   insaziate   del   vampiro

 s’ingozzano   senza   alcun    risparmio.

 

   Inutilmente   ormai  ci   dibattiamo

tra   alte   maree   e   aride   sponde

dove  il  delirio  si trasforma in grido, alto

e  straziato.

 

  L’ultimo  è  di  un  bimbo  rapito,

violentato  e  ucciso.

 

  Altri  singhiozzi, come onde di oceano

compressi  in  spazi  troppo  stretti

inutilmente  proclamano  abusi,

violenze,  orrori.

  E noi, come Pilato,  rimediamo lavandoci

le  mani.

 

Nessuno,infatti,

                      ode  al  di  là  dai  quattro  muri                            

che  ci  vedono

innocenti   e   complici  o

devastati   e   colpevoli,

prede comunque d’indici abissali.

 

  La  tentazione  è   l’orda

Che  rovina:   perciò,  

 non  c’è  mano   sottratta

alla  scorata   resa

né sete di potere, odio, vendetta,

lussuria  o  quanto  altro   può

rapire  l’anima,  che  ormai

non  ci  pretenda.

 

 Con   quale   coraggio

invochiamo   la   speranza?

 

 

 

 

           

 

 

 

 

               (indice)   PIU’ DA VICINO    35

 

    Non serve lanciare i destrieri della fantasia

sulle  scie  che  il  cielo  disegna

ad ogni nostro volgere in alto lo sguardo.

 

    Altri sono i sentieri che permangono chiusi

 e  inesplorati  al  nostro  bisogno  di  sentirTi

e  mille  veglie  non  bastano  a  seguirTi,

neanche  quando  il  volo  si  fa  arduo

e  scavalca  i  confini  del  reale  per  vederTi

più  da  vicino.

    Sappiamo che SEI VIVO e palpiti nell’uomo

dal  suo  stesso  cuore  ma,  il colloquio segreto

tra  TE  e il nostro amore,  per  noi,  SIGNORE

è  inquietudine.

    Voglia  calpestata  di aggrapparci alla mano

che tendi e sollevarci da questo urlo imperante

di  bandiere  che  ci  rende  succubi,

da questo fango truccato che ci attira  in  basso,

sempre  più  stanchi  e  impotenti,

sempre   più  perduti.

    E se il  pugno  ferreo  del  destino  non basta

a  ravvivarci  gli  occhi,

se questa  stupida danza  sugli specchi  continua

creando  in  noi  il  vuoto  più  assurdo:

di  quale  futuro   MIO  DIO,   di  quali  sogni

potranno  ringraziarci  i  nostri  figli?

 

 

 

 

                                                                 

 

 

      (indice)   ERESIA FONDAMENTALE    36

 

   E’ per come cresce sotto gli occhi la vita,

quasi  furia  di  fiume  che  straripa

a  seminare   sgomento?

   O sono gli echi del mondo

insinuatisi  in  gole  senza  fondo,

simili  a  tratti a  un  lungo grido  umano

a  regalare  un  brivido?

 

   Questa  falsa  continua,

questo  contrasto  di  cielo  e  terra

che  reclama   certezza,

questo  impalpabile  strepito

che  in  debolezze  languisce

come  un   neonato  cui  si  neghi  il  latte,

che  porge  ai  sensi

se  non  un’eresia   fondamentale

che  rende  tutti  noi  eruditi,

istupiditi,  sordi,  muti  e  ciechi?

 

   Questa  folle  eresia  che  si  attarda,

calda  nel  viscido  corpo  di  serpi

entro  nidi di rondini cui  han negato il volo,

perché costringe ad un passo lusinghiero

il  cuore  che  ingenuo  accetta   tutto?

 

   Quale  corda  ci  trattiene  dunque,

non  stritolando,  badate  bene,

ma  giocando  d’astuzia  l’illusione

della  quale  ormai,

abbiam  pieni  gli  occhi  e  il  cuore?

 

 

 

 

 

 

 

                (indice)   COME  SEMPRE    37

 

  No,  non   c’è   fretta   né   forza

né   languori,   in   questo   cammino

sconsolato  di   canali.

 

  L’erba  alta  soffoca  in   recessi

l’impetuosità   sorgiva,    come

 la   mano   maldestra   che   ogni   sera

ostacola   i   lumi   dentro   le   case

e   dentro   ai   cuori   stanchi

mentre  la  vita  incespica  tra  i   rovi.

 

  L’anima  non  c’entra

in questo sottile miscuglio di scorate rese

e freme se un giuoco di astuzie la zittisce

 

  Caparbia rivendica il diritto alla sua voce

ma lei, la notte,  è scaltra  fugacità  di ore

impavida,   senza   riflessione

tira   la   corda   e   tesse  le   sue   trame

mentre il mortale, sprovvisto come sempre

e   pago   di   sole   nullità,   si   arrende.

 

 

 

 

                                                                

 

 

 

                              (indice)   CONTRASTI     38     

 

    E’ un andare preparati alla deriva

quest’impulso a scavare nelle ombre

e  lungo  i  marciapiedi   insondabili

del  cuore.

 

    Creati  a   scapito  dell’armonia,

che  possiamo  aspettarci  noi,

salici  piangenti,  estremi,

nella temporaneità abissale  della vita,

oltre  un  improvvido  olocausto

armato  di  segrete,  autosentenziali,

inconfondibili  demenze?

 

    Nessun  grido  si  priva  del  piacere

d’essere  potente  al  di  là  della  voce

né  indulge  la  perversione

dell’ultimo   istante  a   saccheggiare

l’intimo  rifluire  di  speranze.

 

    Dunque,  essere   preminenti

non  vale

né  serve  lasciarsi  illudere

d’imparare  più  tardi  il  mestiere

di  vivere.   

 

 

 

 

 

 

 

 

       (indice)   AL CALAR DELLA SERA    39

 

  L’orologio della  vita  fa  strane   magie

ma nessuno sa coglierle nella giusta stagione.

quando la terra si scrolla del rigore invernale

quando saltellano i  passeri  sui rami  appena

sbocciati,  strepitando  felici.

 

  Al calar della sera, le ombre rivestono i muri

e  i  campanili  paiono  fantasmi.

  Lacerato  il  senso  irruente  dell’istinto,

ci  si  accontenta  di  tessere  fili  di  niente

sulle  vesti  sbiadite  di ogni   illusione

e  camminare  senza  più  sognare

per le aspre vie quotidiane,  mentre tutto  tace.

 

  Persino i  sentimenti se ne vanno a dormire

in  alcove  di  pietra

e  respirano  piano  per   non   farsi  sentire.

  La  terra  ha  odore  di  pollini

pronti  a  germogliare,   ma

finita  la  bella  stagione  del  cuore

ci  si  adegua,  cercando altrove strade traverse,

quelle  che  non  si  sa  dove vanno a  sboccare.

 

  Guidata dall’inconscio, la volontà mira in alto,

verso  un  ipotetico  punto  d’infinito,

testardamente,   idealizzando

una  sottilissima  e  incerta  via  d’arcobaleno.

 

 

 

                                                                

 

 

                       (indice)   DALLA  TERRA    40

 

   C’è  gioia   tra  le  stelle  ogni  sera

Ma,  dalla   terra,   un   urlo  spietato

la   contesta,

manovrando  oltre i  limiti l’assurdo:

quello che relega il cuore  del  futuro

tra  le  grinfie  perverse del demonio.

 

   Forse,  non  dovremmo  guardare

sempre  in  basso,

ma piuttosto ripeterci che, in fondo,

ogni   uomo  perisce

sotto  un   cielo   eterno.

 

   Chissà. . .

forse  è  per  questo   motivo

che   poesia  e   mistero   scelgono

la   strada  impervia   di  un  sogno

per   salire  più  in  alto.